L’interno del Tempio

La cupola

La volta della cupola semisferica poggia su una graziosa cornice con fregi dorati ed è decorata da lacunari, in sette file orizzontali concentriche. Ogni cassettone, al centro, ha un rosone di legno dorato, opera di intaglio di quattordici diverse forme. “Dal centro della cupola poi discende la luce, che si espande dall’alto con temperamento assai vago.

Vi fa specchio il bel pavimento interno commesso prima a compartimenti di pietre bianche e rosse, e poi, esattamente sotto l’occhio della luce stessa, con ordine circolare di marmi in più colori inframmessi e ad opera minuta”.

Elementi dell’interno

Sopra l’architrave del portone, è collocata la lapide che ricorda la conclusione e la consacrazione del Tempio la prima domenica di maggio del 1832.

Gli altari laterali

Gli altari laterali, alti 7,05 metri e larghi 4,11 metri sono delle preziose edicole in stile ionico, opera di Stefano Marcella, scalpellino di Pove. Ospitano (cominciando dalla destra entrando) i quadri di:

Luca Giordano (S. Francesco di Paola).

Palma il Giovane (Gesù nell’orto).

Alessandro Bonvicino, detto il Moretto (madonna della Mercede in un lato e nell’altro i profeti Enoch ed Elia).

Palma il Giovane (SS. Sebastiano, Francesco, Rocco, Antonio con la Madonna e Gesù Bambino tra la gloria degli Angeli).

La Pietà

Il gruppo della Pietà è ispirato ad una delle ultime opere che Canova non ebbe il tempo di trasferire in marmo (il gesso si trova in Gypsotheca). L’opera è una fusione in bronzo di Bartolomeo Ferrari, allievo di Canova, realizzata nel 1830. Si compone di tre figure a grandezza naturale: la Vergine, seduta e ricca di pietosa compostezza, Gesù deposto dalla croce con il capo reclinato sulle ginocchia di sua madre e Maria Maddalena, abbattuta da un dolore quasi disperato. La croce non appartiene all’originale idea di Canova.

Le mètope

LA CREAZIONE DEL SOLE, DELLA TERRA E DELLA LUNA

La prima metopa rappresenta l’Autore della natura al centro del creato con lo sguardo rivolto al sole e sembra comandargli di fecondare la terra e irradiarla del suo splendore. Le braccia divine sembrano toccare gli estremi, si direbbe assegnare la distanza delle orbite prescritte ai pianeti nell’emisfero celeste. Canova mostra la terra in modo che presenti allo spettatore la sua cara Italia, come la regione che ottenne l’influenza più favorevole degli astri. La straordinaria forza espressiva richiama le invenzioni lineari dei neoclassici inglesi.

Antonio Canova, La Pietà, dettaglio
LA CREAZIONE DELL’UOMO

In questo bassorilievo è rappresentato il momento in cui l’Eterno dopo aver creato l’immagine dell’uomo in molle creta, imponendovi sul capo la destra, vi infonde l’anima con l’alito della sua divina parola. Adamo sentendo irradiarsi il calore della vita comincia a scuotersi meravigliato. Particolarmente suggestivo è il gioco dei gesti, degli sguardi e delle espressioni dei volti. In questo rilievo si ripetono, variati, alcuni motivi del precedente, come la figura del Creatore che si libra sulla superficie entro una raggiera di luce e il dinamico gruppo di nuvole sulla destra.

L’UCCISIONE DI ABELE

In questa metopa Canova sa trattare con grande sobrietà il terribile soggetto dell’uccisione di Abele da parte del fratello Caino, reso con grande ma misurata forza drammatica. I due fratelli sono due bellissime figure espresse in tutto il vigore della giovinezza: l’espressione di Abele che si raccomanda all’iracondo fratello è di grande commovenza, e nonostante la forza e violenza dei due atteggiamenti è mantenuta magistralmente la nobiltà delle forme e dei movimenti.

IL SACRIFICIO DI ISACCO

Questo è il momento scelto da Canova per mostrarci il fanciullo Isacco, come agnello innocente, umile e muto con il ginocchio piegato sull’altare, con le mani legate dietro la schiena e il capo chino, aspettando che si compia il volere di Dio e quello del padre. Abramo è rappresentato mentre, quando sta per compiere il gesto fatale, viene trattenuto dalla voce del Signore. Allo spettatore sembra rendersi sensibile questa voce celeste per la rapidità con cui Abramo si rivolge ad essa, con il volto animato dalla meraviglia. L’efficacia della composizione è aumentata dalla comparsa a destra della mano che asseconda l’ordine espresso dalla voce divina e dal montone che verrà offerto in olocausto al posto di Isacco.

L’ANNUNCIAZIONE

In quest’opera Canova riesce a misurarsi, con un risultato molto felice, con uno dei temi più frequentati della storia dell’arte. Da notare il modesto affetto con cui Maria si rende umile di fronte al divino messaggio, la sua tenera devozione arriva fino allo spettatore. Il giglio che l’arcangelo tiene in mano simboleggia la purezza inviolata della Vergine e la colomba rappresenta il divino amore, preludio dell’incarnazione del figlio. L’essenzialità e la dolcezza dell’immagine dimostra quanto lo scultore si sia confrontato con l’espressione degli artisti del Quattrocento sullo stesso tema iconografico.

LA VISITAZIONE

Il rilievo è contraddistinto da una mirabile essenzialità basata sull’estrema sintesi della composizione e l’efficace resa dei movimenti e degli affetti. Maria porgendosi verso la cugina pone le mani sulle sue braccia ed è sul punto di narrarle il come e il quando della sua portentosa avventura, mentre Elisabetta chinata verso di lei, stende rispettosamente le proprie mani verso i fianchi di Maria, non osando quasi toccarla. E mentre il volto di Elisabetta esprime la sofferta ingiuria degli anni, quello della giovane Maria mostra una freschezza soprannaturale, quasi celeste.

LA PRESENTAZIONE DI GESU’ AL TEMPIO

Questo rilievo mostra la vivacità di un registro narrativo semplice ed efficace, tutto basato sulla resa degli affetti e cadenzato sulla raffinatissima partitura delle pieghe delle vesti che costituiscono, anche nelle metope precedenti, la base del linguaggio dello scultore. Intriso di felicità è il volto del profeta Simeone, che, vedendo soddisfatta la sua brama di vedere il Salvatore del mondo, si sporge verso Maria per prenderlo in braccio. Meraviglia dell’arte è la viva e affettuosissima espressione che Canova seppe dare a queste tre figure.

La Pala dell’altare maggiore

Nell’abside dell’altare maggiore domina la pala di Antonio Canova dedicata alla Deposizione di Cristo e alla Trinità. Solenne è le figure del Padre, con le braccia aperte, da cui discende, tra il tripudio delle schiere angeliche, lo Spirito Santo che congiunge il cielo alla terra nel supremo atto della salvezza. La Madonna al centro e con le braccia spalancate è la protagonista del mistero isolabile dell’incarnazione. L’ampio dipinto era stato inizialmente progettato per essere collocato nella vecchia chiesa del paese. È significativa la dedica e la firma della tela posta frontalmente al centro della base: “In segno di attaccamento per la patria – Antonio Canova dipingeva – Possagno 1799”. Canova dimostra in quest’opera di sapersi dedicare con notevole talento anche alla pittura, nonostante le diverse e insistenti stroncature di chi considerò Canova solo un bravo scultore. Si dice infine che i personaggi della pala abbiano avuto come modelli alcuni compaesani dell’artista. Ai lati del ciborio, si trovano due angeli della scuola dei Torretti, maestri di Canova.

Pala di Antonio Canova dedicata alla Deposizione di Cristo e alla Trinità

Le sacrestie

Dietro l’altare maggiore, si accede alle due sacrestie, stanze interessanti per i cimeli che racchiudono. In una i cronisti ricordano la presenza di una lapide a memoria della cerimonia per la posa della prima pietra (1818) e della consacrazione (1830). Sempre in sacrestia, alla sommità dell’arco di una delle porte interne, si trova un busto di Canova, opera di un suo grande amico e discepolo: Antonio d’Este.

La tomba di Antonio Canova

Proseguendo, si incontra il nicchione con il sarcofago che raccoglie le spoglie di Antonio Canova, a destra, e del fratellastro Giovanni Battista Sartori, a sinistra. Nel poderoso piedistallo sono scolpiti gli stemmi dei due fratelli: pastorale e mitria in quello del vescovo, un serpente e una lira in quello di Antonio Canova, in ricordo della prima opera eseguita dal Giovanissimo Canova su commissione del nobile veneziano Giovanni Falier: Orfeo e Euridice. Davanti agli stemmi sono collocati i busti in marmo dei due fratelli.

La tomba di Antonio Canova

L’autoritratto di Canova

Autoritratto di Antonio Canova
Gli affreschi degli apostoli